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日志


Basta poco per un sorriso...

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Lui e lei vanno alla fiera.

Spensierati s'incamminano. E’ una mattina diversa dal solito.

Quando non si lavora occorre sempre fare qualcosa di diverso dal normale, per meglio affrontare la routine quotidiana.

  Scivolano con calma tra la gente, tra le bancarelle, distribuite con ordine lungo alcune strade della città.

Si poteva comprare di tutto...

Borse, maglie, di tutti i tipi...oggetti artigianali di legno,  tipici dei luoghi di montagna...oggetti-soprammobili, profumi e prodotti per " ristrutturarsi" un po'.

Salumi o austriaci o italiani, formaggi di molte regioni italiane e straniere.

Immancabile la mozzarella di bufala campana...ehehhe.. Sottaceti, prodotti sott'olio.. mhmhmh...della Puglia.

Dolci austriaci, cioccolatini, caramelle ed altro tipo di dolciumi,  tanti tipi di pane, che proveniva da varie regioni d'Italia.

Di tutto c'è  alla fiera. 

Si soffermano presso una deliziosa  bancarella di bambole a basso costo.

Ne comprano una per la mamma di lui.

Nel contempo una piccola bimba, magra, pallida e triste si avvicina.

Istintivamente ne prende una, il papà gliela prende con delicatezza e la ripone sulla bancarella.

Pensieri svariati si susseguono nella  mente di Lui e Lei.

Che cattivo! Perchè non gliela compra?!.

Lei  aggiunge che forse  non può  comprargliela.

Intanto il papà  mette la bimba  a cavalcioni sulle spalle e se ne va.

Subitaneamente Lui dice d'acquistargliela e regalargliela...Lei pensa che forse il signore si offende ...mah...

Senza più pensarci decidono di regalargliela lo stesso.

Corrono tra la folla in cerca della bimba e del papà.

Li raggiungono. 

Emozionati, timorosi chiedono al signore se possono regalare la bambolina alla bambina.

Il signore con un largo e gioioso sorriso risponde di sì e ringrazia.

La bimba all'inizio appare confusa, non comprende cosa succede.

Incoraggiata poi dal papà sorride e ringrazia per quel regalo ricevuto per caso.

Tahira 

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Prendi un sorriso

Prendi un sorriso
regalalo a chi non l'ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole
fallo volare là dove regna la notte.

Scopri una sorgente
fa bagnare chi vive nel fango.

Prendi una lacrima
posala sul volto di chi non ha mai pianto.

Prendi il coraggio
mettilo nell'animo di chi non sa lottare.

Scopri la vita
raccontala a chi non sa capirla.

Prendi la speranza
e vivi nella sua luce.

Prendi la bontà
e donala a chi non sa donare.

Scopri l'amore
e fallo conoscere al mondo.
(Mahatma Gandhi)

 

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La sofferenza degli altri

Immagine copiata dal sito:

http://www.mobbing-sisu.com/poesie/uccellino.htm

 
Giovanna Nigris ha tanto sofferto  e ancora soffre per la  malattia contratta nel suo ambiente di lavoro, l'ospedale Fatebenefratelli di Milano.
 
"Nel silenzio io stavo morendo, chiusa nella mia gabbia di sofferenza,
di lacrime non espresse, di rabbia sopita, di accettazione, di solitudine.
Nello scrivere le mie poesie ho espresso finalmente quel lato della mia
anima che rimaneva chiuso e prigioniero. Ora finalmente vedo la luce
di un sole diverso: la libertà di scegliere la mia vita, la libertà di sognare,
la libertà di amare, la libertà di piangere o di ridere. “L’uccellino ferito”
si sta curando le ferite e le cura anche scrivendo poesie". 
 Parole scritte da Giovanna Nigris
 
 
Uccellino ferito

Mentre volavi allegramente
ti hanno sorpreso,
ti hanno sorpreso i cacciatori
e ti hanno colpito a morte.

Tu non sei caduto,
la forza della vita
ti ha portato lontano.
Le ferite dolevano però.
Allora ti sei rifugiato,
ti sei rifugiato
in una piccola gabbia
e da solo hai chiuso la porta.

Pensavi, mentre ti guarivi le ferite,
che non saresti uscito mai più.
Molto tempo sei
rimasto lì,
senza sapere più
quale fosse il sapore
della libertà.

Ad un tratto hai capito….
Hai capito che non eri morto,
ma era come se lo fossi.
Là fuori gli alberi frusciavano al vento,
il cielo era azzurro
e i tuoi compagni di viaggio cinguettavano.
La vita ti aspettava, ma tu temevi di uscire.
Lì, infondo, eri al sicuro..

Un mattino hai aperto la gabbia e, spaventato,
hai tentato di uscire.
Il mondo ti aspettava.
Molte volte, molte volte
sei tornato indietro,
hai richiuso la porta,
hai pianto.
Forse la vita non era per te.

Ma un raggio di luce
è entrato.
Tu hai osato posarti delicatamente
su un ramo, su un altro e su un altro ancora.
Erano tanti i rami da esplorare.
Il cielo azzurro e
la luce infinita
ti aspettavano.
Tu sei volato,
libero,
nello spazio infinito.


Giovanna Nigris
giugno 2003