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IL VENTO NELL'ISOLA Pablo Neruda
PRIMAVERAOggi è il primo giorno di primavera! Si dice che tutto rifiorisce. La natura cambia aspetto. Tutto rinasce! Ritorna la vita dappertutto. Ci risvegliamo da quel torpore invernale in cui eravamo..
Quante parole si dicono e sono state dette in versi e non sulla primavera. Parole che hanno avvalorato tale allegria e vivacità che si iniziano a veder in questa stagione. Sono solo luoghi comuni Secondo me. Sentiamo dire, invece, che stanca/o sono! Quanti dolori ho alle gambe! E così avanti. A questi lamenti c’è sempre qualcuno che risponde: è la primavera! Mah siamo proprio complessi Allora. Ah la poesia! La poesia per molti è un rifugio, in cui si può fantasticare e immaginare
di ritrovarsi in situazioni che si desiderano vivere. Situazioni che non hanno nella realtà quotidiana.
Primavera vicina di J. W. Goethe
Poesia socio-politica di NERUDA
Neruda, pseudonimo di Neftalì Ricardo Reyesl, grande poeta cileno, non scrisse solo le bellissime poesie d'amore, ma anche poesie socio-politiche.
Neruda non è solo il poeta dell'amore, ma anche del suo popolo, del suo paese.
Il popolo
Portava il popolo le sue bandiere rosse
Inno e Ritorno
Adesso voglio dormire nella tua sostanza.
Patria mia: voglio cambiare d'ombra.
Patria, patria mia, RIGOBERTA MENCHÙ
8 marzo festa della donna. Questa festa rappresenta una grande conquista per la donna. Non mi piace andare a festeggiare o ad esaltarmi, come spesso ho visto fare. La festa della donna ha ben altro valore, che molte non conoscono.
Il 9 novembre del 1959 nacque a Chimel, nella provincia di San Miguel de Uspantán in Guatemala, Rigoberta Menchú Tum. Rigoberta visse nel periodo del genocidio guatemalteco, periodo caratterizzato da ingiustizie, discriminazione, razzismo, sfruttamento e violenze. Visse in prima persona le violenze del potere militare: dai soldati furono uccisi i suoi due fratelli, suo padre e sua madre. Nel 1981 andò in esilio in Messico, dove continuò a lottare per i DIRITTI DELL’UMANITA’ e a denunciare il genocidio nel Guatemala. Tanti campesinos si rifugiarono in Messico. Le notizie che seguono su Rigoberta sono tratte da Wikipedia, l'enciclopedia libera. "Rigoberta…ha ricevuto nel 1992 il Premio Nobel per la Pace, datole "in riconoscimento dei suoi sforzi per la giustizia sociale e la riconciliazione etno-culturale basata sul rispetto per i diritti delle popolazioni indigene". Il premio le è stato conferito in parte per la sua biografia del 1987, Mi chiamo Rigoberta Menchú, raccolta dall'antropologa Elisabeth Burgos. I suoi detrattori sostengono che il libro contiene molti fatti inventati. I suoi difensori sostengono che qualsiasi eventuale invenzione passa in secondo piano rispetto all'estrema importanza del suo racconto della soppressione guatemalteca del popolo indio, finanziata dagli Stati Uniti. La Menchú sostiene che iniziò a lavorare come bracciante agricola migrante all'età di cinque anni, in condizioni che causarono la morte dei suoi fratelli ed amici. Da adulta, si unì a membri della sua famiglia in azioni contro i militari per i loro abusi dei diritti umani. La violenza la costrinse all'esilio nel 1981. La Menchú appartiene al gruppo etnico indigeno dei Maya Quiché. Nel 1991 prese parte alla stesura da parte delle Nazioni Unite di una dichiarazione dei diritti dei popoli indigeni. Rigoberta Menchú è ambasciatrice dell'UNESCO ed è tornata in Guatemala per lavorare al cambiamento del paese. Lei ha inoltre cercato, nel 1999, di far processare in un tribunale spagnolo l'ex dittatore militare e mancato candidato presidenziale 2003, Efraín Ríos Montt, per crimini commessi contro cittadini spagnoli; tali tentativi sono stati comunque senza esito. In aggiunta alla morte di cittadini spagnoli, le accuse più gravi comprendono il genocidio contro la popolazione Maya del Guatemala. Nel 2002 Rigoberta Menchú Tum è stata insignita della cittadinanza onoraria di Caorle (VE) nell'ambito dell'iniziativa culturale “Pensando al sud del mondo – l’America Latina”. " Nel 2007, in occasione delle elezioni presidenziali del 9 settembre, dovrebbe candidarsi a capo della sinistra. In caso di vittoria, sarà la prima donna alla guida del governo del suo paese”
Come quasi tutti i paesi dell’America Latina anche il Guatemala, situato nell’America centrale, dal 1954 sino al 1996 ha sperimentato una lunga e sanguinosa guerra civile. Nel corso di questo conflitto, ci sono state uccisioni, torture, “sparizioni” e deportazioni in massa. Ci furono massacri di comunità rurali d’indigeni, tanto da provocare il genocidio delle popolazioni Maya. I campesinos abbandonavano i loro villaggi, se scampavano alla morte quando arrivavano i militari, si rifugiavano nella selva. Per sopravvivere mangiavano frutti selvatici, radici, mais. I bambini, invece, per i continui spostamenti e per la denutrizione, si ammalavano facilmente e morivano…. È molto triste dover parlare di questi fatti che succedono in paesi a noi lontani. Non possiamo dare solo importanza a quello che succede ad un palmo dal nostro naso. Tanti sono i problemi nel nostro paese, vero! Tante ingiustizie vediamo in vari campi sociali. Possediamo però una grande “ricchezza”, la LIBERTÀ. Loro invece non ce l'hanno. Sembra che la possiedano , ma non è così. Molti lottano per il rispetto dei loro diritti, dei loro valori, della loro identità.
HUMBERTO AK'ABAL (poeta guatemalteco).
FURTO
Ci hanno rubato Ciò di cui non hanno potuto Non ci riusciranno mai.
Il NAWAL è lo spirito protettore e compagno dei Maya.
RIFLESSIONI DI TAHIRA
Per fortuna oggi è una bellissima giornata. Vai Tahira! Mi sono detta. Non bisogna lasciarsi scappare questa giornata splendida. È meglio uscire fare una passeggiata lontano da tutto. Lontano dal nostro tour quotidiano. Bisogna mettere da parte il nostro atteggiamento alienato, almeno per un po’ di tempo. Mi avventuro in compagnia del mio cane su per il Carso. Salgo, sento il desiderio di sentirmi libera, salgo per dominare e controllare col mio vigile occhio il paesaggio circostante e sottostante. Sottostante sì, infatti, mi sono ritrovata in uno dei luoghi più alti dell’altopiano del Carso.
Stupenda sensazione scrutare l’orizzonte, vedere quella linea immaginaria che unisce il cielo e il mare, il connubio cielo - mare. Cedere il passo all’immaginazione, alla fantasia.
Chissà, oltre quel connubio immaginario c'è un mondo nuovo, sconosciuto, un mondo che si desidera vedere. Sul mare galleggiano tante barche, sembrano dondolare delicatamente. Sono mosse da una lieve brezza. Si spostano libere come l’aria, beate loro! Liberi, che bello sentirsi liberi. Liberi di muoversi senza il timore di far del male agli altri. Liberi di andare dove si vuole, di camminare come si vuole, liberi da ogni costrizione sociale. La campagna circostante, pur avvicinandosi la primavera, è ancora arida, scolorita. A parte qualche albero sempreverde, non si vede ancora il bel verde del Carso. Non si vedono ancora i colori primaverili dei prati, qualche fiorellino è spuntato qua e là,
ma non c’è ancora quel risveglio vivace della natura, anche se qualcosa di diverso nell’aria c’è. Oh, con quest’espressione mi sovviene la poesia, l’Aquilone del grande Pascoli. La poesia in cui ricorda la morte di un suo compagno di camerata nel collegio. Cadde da un muretto inseguendo un aquilone. Ve la ricordate? C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole, Son nate nella selva del convento Si respira una dolce aria che scioglie un'aria d'altro luogo e d'altro mese sì, gli aquiloni! È questa una mattina Le siepi erano brulle, irte; ma c'era bianco; e sui rami nudi il pettirosso Or siamo fermi: abbiamo in faccia Urbino Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza, S'inalza; e ruba il filo dalla mano, S'inalza; e i piedi trepidi e l'anelo Più su, più su: già come un punto brilla Sono le voci della camerata A uno a uno tutti vi ravviso, Sì: dissi sopra te l'orazïoni, Tu eri tutto bianco, io mi rammento. Oh! te felice che chiudesti gli occhi Oh! dolcemente, so ben io, si muore ancora in boccia! O morto giovinetto, Meglio venirci ansante, roseo, molle Meglio venirci con la testa bionda, tua madre... adagio, per non farti male.
Quanta luce vedo oggi, il sole con i suoi raggi riscalda la natura e tutti gli animi. La sua presenza, anche se lontano, ci fa sentire felici, vivi. Ci dà energia. Ci spinge ad andare avanti. È come il motore che ci spinge ad andare avanti con più facilità. Sveglia Tahira! È un po’ tardino! Via di corsa a casa! No prima la spesa! Il mio supermercato è aperto anche la domenica. Riprendo il mio tour quotidiano, l’importante è che mi sia ritemprata! Ho a casa una famiglia che aspetta. Sono proprio fortunata! Lo sono davvero tanto. Buona Domenica a tutti! Tahira
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