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日志


@@@AL TEATRO@@@

 

IL VENTO NELL'ISOLA

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Il vento è un cavallo:
senti come corre
per il mare, per il cielo.
Vuol portarmí via: senti
come percorre il mondo
per portarmi lontano.
Nascondimi, tra le tue braccia
per questa notte sola,
mentre la pioggia rompe
contro il mare e la terra
la sua bocca innumerevole.


Senti come il vento
mi chiama galoppando
per portarmi lontano.
Con la tua fronte sulla mia fronte,
con la tua bocca sulla mia bocca,
legati i nostri corpi
all'amore che ci brucia,
lascia che il vento passi
senza che possa portarmi via.
Lascia che il vento corra
coronato di spuma,
che mi chiami e mi cerchi
galoppando nell'ombra,
mentre, sommerso
sotto i tuoi grandi occhi,
per questa notte sola
riposero, amor mio.

Pablo Neruda

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PRIMAVERA

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Oggi è il primo giorno di primavera!

Si dice che tutto rifiorisce.

La natura cambia aspetto.

Tutto rinasce!

Ritorna la vita dappertutto.

Ci risvegliamo da quel   

torpore invernale

in cui eravamo..

 

Quante parole si dicono e

sono state dette in versi e

 non sulla primavera.

Parole che hanno avvalorato

tale allegria e vivacità che si

iniziano  a veder in questa stagione.

Sono solo luoghi comuni

Secondo me.

Sentiamo dire, invece,

che stanca/o sono!

Quanti dolori ho alle gambe!

E così  avanti.

A questi lamenti c’è sempre qualcuno

che risponde: è la primavera!

Mah siamo proprio complessi

Allora.

Ah la poesia!

 La poesia  per molti è un rifugio,

in cui si può fantasticare e  immaginare

 

 

di ritrovarsi in situazioni

che si desiderano vivere.

Situazioni che non hanno nella realtà quotidiana.

 

 

 Primavera vicina


Più morbida, più lieve
l'aiuola, ecco, s'inturgida;
candide come neve,
ondeggian le campanule,
un vivo ardor di fuoco
va dispiegando il croco;
il suol di sangue stilla,
lo smeraldo sfavilla.
Le primule si gonfiano
con borioso piglio;
mentre l'astuta mammola
s'asconde ad ogni ciglio,
un alito possente
scuote la vita intera.
E' viva, è qui presente
ormai la primavera.

di J. W. Goethe

 

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PENSIERI CASUALI :)

 

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Siamo schiavi delle leggi per poter essere liberi.

M.T.Cicerone

 

 

 

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La condiscendenza procura gli amici, la sincerità odio.

Terenzio

 

 

 

 

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L'opportunismo di uno è l'arte politica di un altro.

Milton Friedman

 

BUONA DOMENICA A TUTTI


Poesia socio-politica di NERUDA

Neruda, pseudonimo di  Neftalì Ricardo Reyesl, grande poeta cileno, non scrisse solo le bellissime poesie d'amore, ma anche  poesie   socio-politiche.
Neruda  non è solo il poeta dell'amore, ma anche del suo popolo, del suo paese.
 
 
 
Il popolo
 

Portava il popolo le sue bandiere rosse
e tra la gente sulle pietre che calcava
io mi trovai, nel giorno strepitoso
e sulle alte canzoni della lotta.
Vidi passo a passo le sue conquiste.
Sola strada era la resistenza,
mentre isolati eran brani rotti
d'una stella, senza bocca né spicco.
Così nell'unità fatta in silenzio
erano il fuoco, il canto invincibile,
il lento passo umano sulla terra,
trasformato in profondità e battaglie.
Erano dignità che combatteva
gli antichi soprusi, e risvegliava
a sistema l'ordine delle vite,
che bussavano alle porte per prender posto
nella sala principale con le bandiere.

 

 

Inno e Ritorno
Patria, patria mia, a te rendo il mio sangue.
Ma t'imploro, come implora la madre al figlio pieno di pianto.
Accogli questa cieca chitarra
e questa fronte sperduta.Partii a cercarti figli sulla terra,
partii a soccorrere caduti col tuo nome di neve,
partii a costruire una casa col tuo legno puro,
partii a recare la tua stella agli eroi feriti.

Adesso voglio dormire nella tua sostanza.
Dammi la tua chiara notte di corde penetranti,
la tua notte di nave, la tua stellata statura.

Patria mia: voglio cambiare d'ombra.
Patria mia: voglio mutre di rosa.
Voglio allacciare il braccio alla tua esile vita
e sedermi sulle tue pietre calcinate dal mare,
per fermare il grano e osservarlo all'interno.
Io sceglierò la sottile flora del nitrato,
filerò lo stame glaciale della campana,
e guardando alla tua illustre e solitaria spuma
un ramo litorale tesserò alla tua bellezza.

Patria, patria mia,
tutta accerchiata d'acqua combattente
e di neve combattuta,
in te s'unisce l'aquila allo zolfo,
e nella tua antartica mano d'ermellino e zaffiro
una goccia di pura luce umana
risplende e incendia il cielo nemco.
Serba la tua luce, oh patria, mantieni
la tua tenace spiga di speranza
in mezzo alla paurosa aria cieca.
Nella tua remota terra è caduta tutta quest'ardua luce,
questa fatilità degli uomini,
che ti spinge a difendere un fiore misterioso,
solo, nell'immensità dell'America addormentata.


 

RIGOBERTA MENCHÙ

 

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  8 marzo festa della donna.

Questa festa rappresenta  una grande conquista per la donna.

Non mi piace andare a festeggiare o ad esaltarmi, come spesso ho visto fare.

La festa della donna ha  ben altro valore, che molte non conoscono.

BigooBigoo

 

 

 Il 9 novembre del 1959 nacque a Chimel, nella provincia di San Miguel de Uspantán in Guatemala, Rigoberta Menchú Tum.

Rigoberta visse nel periodo del genocidio guatemalteco, periodo caratterizzato da  ingiustizie, discriminazione, razzismo,  sfruttamento e violenze.

Visse in prima persona le violenze del potere militare: dai soldati furono uccisi

i suoi due  fratelli, suo padre e sua madre.

Nel 1981 andò in esilio in Messico, dove continuò a lottare per  i DIRITTI DELL’UMANITA’  e a denunciare il genocidio nel Guatemala.

Tanti campesinos si rifugiarono in Messico.

                                                                       

  Le notizie che seguono su Rigoberta sono tratte da  Wikipedia, l'enciclopedia libera. 

"Rigoberta…ha ricevuto nel 1992 il Premio Nobel per la Pace, datole "in riconoscimento dei suoi sforzi per la giustizia sociale e la riconciliazione etno-culturale basata sul rispetto per i diritti delle popolazioni indigene".

Il premio le è stato conferito in parte per la sua biografia del 1987, Mi chiamo Rigoberta Menchú, raccolta dall'antropologa Elisabeth Burgos. I suoi detrattori sostengono che il libro contiene molti fatti inventati. I suoi difensori sostengono che qualsiasi eventuale invenzione passa in secondo piano rispetto all'estrema importanza del suo racconto della soppressione guatemalteca del popolo indio, finanziata dagli Stati Uniti.

La Menchú sostiene che iniziò a lavorare come bracciante agricola migrante all'età di cinque anni, in condizioni che causarono la morte dei suoi fratelli ed amici. Da adulta, si unì a membri della sua famiglia in azioni contro i militari per i loro abusi dei diritti umani. La violenza la costrinse all'esilio nel 1981. La Menchú appartiene al gruppo etnico indigeno dei Maya Quiché.

Nel 1991 prese parte alla stesura da parte delle Nazioni Unite di una dichiarazione dei diritti dei popoli indigeni. Rigoberta Menchú è ambasciatrice dell'UNESCO ed è tornata in Guatemala per lavorare al cambiamento del paese.

Lei ha inoltre cercato, nel 1999, di far processare in un tribunale spagnolo l'ex dittatore militare e mancato candidato presidenziale 2003, Efraín Ríos Montt, per crimini commessi contro cittadini spagnoli; tali tentativi sono stati comunque senza esito. In aggiunta alla morte di cittadini spagnoli, le accuse più gravi comprendono il genocidio contro la popolazione Maya del Guatemala.

Nel 2002 Rigoberta Menchú Tum è stata insignita della cittadinanza onoraria di Caorle (VE) nell'ambito dell'iniziativa culturale “Pensando al sud del mondo – l’America Latina”. "

Nel 2007, in occasione delle elezioni presidenziali del 9 settembre, dovrebbe candidarsi a capo della sinistra. In caso di vittoria, sarà la prima donna alla guida del governo del suo paese”


                                                                                                 

Come quasi tutti i paesi dell’America Latina anche il Guatemala, situato nell’America centrale, dal 1954 sino al 1996 ha sperimentato una lunga e sanguinosa guerra civile. Nel corso  di questo conflitto, ci sono state uccisioni, torture, “sparizioni” e deportazioni in massa. Ci furono massacri di comunità rurali d’indigeni, tanto da provocare il genocidio delle popolazioni Maya.

I campesinos  abbandonavano i loro villaggi, se scampavano alla morte quando arrivavano i militari, si rifugiavano  nella selva. Per sopravvivere mangiavano frutti selvatici, radici, mais.

I bambini, invece, per i continui spostamenti  e per la denutrizione, si ammalavano facilmente e morivano….

È molto triste dover parlare di questi fatti che succedono in paesi a noi lontani.

Non possiamo dare solo importanza a quello che succede ad un palmo dal nostro naso.

Tanti sono i problemi nel nostro paese,  vero! Tante ingiustizie vediamo in vari campi sociali.

Possediamo però una grande “ricchezza”, la LIBERTÀ. 

Loro invece non ce l'hanno. 

Sembra che la  possiedano , ma non è così.

 Molti lottano per il rispetto dei loro diritti, dei loro valori, della loro identità. 

                                                     BigooBigoo

 

HUMBERTO AK'ABAL  (poeta guatemalteco).

 

FURTO

Ci hanno rubato
terre, alberi, acqua.

Ciò di cui non hanno potuto
impossessarsi è il Nawal.

Non ci riusciranno mai.

 

Il NAWAL è lo  spirito protettore e compagno dei Maya.

 

 

 

 

 

 

 

RIFLESSIONI DI TAHIRA

Per fortuna oggi è una bellissima giornata.

Vai Tahira! Mi sono detta.

Non bisogna lasciarsi scappare questa giornata splendida. È meglio uscire fare una passeggiata lontano da tutto.

Lontano dal nostro tour quotidiano.

Bisogna mettere da parte il nostro atteggiamento alienato, almeno per un po’ di tempo.

Mi avventuro in compagnia del mio cane su per il Carso.

Salgo, sento il desiderio di sentirmi libera, salgo per dominare e controllare col mio vigile occhio il paesaggio circostante e sottostante.

Sottostante sì, infatti,  mi sono ritrovata in uno dei  luoghi più alti dell’altopiano del Carso.

Stupenda sensazione scrutare l’orizzonte, vedere quella linea immaginaria che unisce il cielo e il mare,  il connubio  cielo - mare.

Cedere il passo all’immaginazione, alla fantasia.

Chissà, oltre quel connubio immaginario c'è un mondo nuovo, sconosciuto, un mondo che si desidera vedere.

Sul mare galleggiano tante barche, sembrano dondolare delicatamente.  

Sono mosse da una lieve brezza.  Si spostano libere  come l’aria, beate loro!

Liberi, che bello sentirsi liberi. Liberi di muoversi senza il timore di far del male agli altri.

Liberi di andare dove si vuole, di camminare come si vuole, liberi  da ogni costrizione sociale.

La campagna circostante, pur avvicinandosi la primavera, è ancora arida, scolorita. 

A parte qualche albero sempreverde, non si vede ancora il bel verde del Carso.

Non si vedono ancora i colori primaverili dei prati, qualche fiorellino è spuntato qua e là,

ma non c’è ancora quel  risveglio vivace della natura, anche se qualcosa di diverso nell’aria c’è.

Oh, con quest’espressione mi sovviene la poesia, l’Aquilone del grande Pascoli.

La poesia in cui ricorda la morte di un suo compagno di camerata nel collegio. Cadde da un muretto inseguendo un aquilone.

Ve la ricordate?

C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
anzi d'antico: io vivo altrove, e sento
che sono intorno nate le viole.

Son nate nella selva del convento
dei cappuccini, tra le morte foglie
che al ceppo delle querce agita il vento.

Si respira una dolce aria che scioglie
le dure zolle, e visita le chiese
di campagna, che erbose hanno le soglie:

un'aria d'altro luogo e d'altro mese
e d'altra vita: un'aria celestina
che regga molte bianche ali sospese...

sì, gli aquiloni! È questa una mattina
che non c'è scuola. Siamo usciti a schiera
tra le siepi di rovo e d'albaspina .

Le siepi erano brulle, irte; ma c'era
d'autunno ancora qualche mazzo rosso
di bacche, e qualche fior di primavera

bianco; e sui rami nudi il pettirosso
saltava, e la lucertola il capino
mostrava tra le foglie aspre del fosso.

Or siamo fermi: abbiamo in faccia Urbino
ventoso: ognuno manda da una balza
la sua cometa per il ciel turchino.

Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza,
risale, prende il vento; ecco pian piano
tra un lungo dei fanciulli urlo s'inalza.

S'inalza; e ruba il filo dalla mano,
come un fiore che fugga su lo stelo
esile, e vada a rifiorir lontano.

S'inalza; e i piedi trepidi e l'anelo
petto del bimbo e l'avida pupilla
e il viso e il cuore, porta tutto in cielo.

Più su, più su: già come un punto brilla
lassù lassù... Ma ecco una ventata
di sbieco, ecco uno strillo alto... - Chi strilla?

Sono le voci della camerata
mia: le conosco tutte all'improvviso,
una dolce, una acuta, una velata...

A uno a uno tutti vi ravviso,
o miei compagni! e te, sì, che abbandoni
su l'omero il pallor muto del viso.

Sì: dissi sopra te l'orazïoni,
e piansi: eppur, felice te che al vento
non vedesti cader che gli aquiloni!

Tu eri tutto bianco, io mi rammento.
solo avevi del rosso nei ginocchi,
per quel nostro pregar sul pavimento.

Oh! te felice che chiudesti gli occhi
persuaso, stringendoti sul cuore
il più caro dei tuoi cari balocchi!

Oh! dolcemente, so ben io, si muore
la sua stringendo fanciullezza al petto,
come i candidi suoi pètali un fiore

ancora in boccia! O morto giovinetto,
anch'io presto verrò sotto le zolle
là dove dormi placido e soletto...

Meglio venirci ansante, roseo, molle
di sudor, come dopo una gioconda
corsa di gara per salire un colle!

Meglio venirci con la testa bionda,
che poi che fredda giacque sul guanciale,
ti pettinò co' bei capelli a onda

tua madre... adagio, per non farti male.

 

 

Quanta luce  vedo oggi,  il sole con i suoi raggi riscalda la natura e tutti gli animi.

La sua presenza, anche se lontano,  ci fa sentire felici, vivi.

Ci dà energia. Ci spinge ad andare avanti.

È come il motore che ci spinge ad andare avanti con più facilità.

Sveglia Tahira!

È un po’ tardino! Via di corsa a casa!

No prima la spesa!

Il mio supermercato è aperto anche la domenica.

 Riprendo il mio tour quotidiano, l’importante è che mi sia ritemprata!

Ho a casa una famiglia che aspetta.

Sono proprio fortunata!

Lo sono davvero tanto.

Buona Domenica a tutti!

Tahira